Resilienza genetica: come i “super anziani” mantengono la mente acuta fino alla vecchiaia

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Ricerche recenti confermano che una salute cognitiva eccezionale in età avanzata non è solo questione di fortuna; è spesso legato a vantaggi genetici specifici. Un numero crescente di prove indica il gene APOE – in particolare la variante ε2 – come un fattore chiave nella protezione del cervello dal declino legato all’età, anche negli individui di età superiore agli 80 anni. Questa scoperta riformula la comprensione della genetica dell’Alzheimer, spostando l’attenzione dai puri fattori di rischio ai potenziali meccanismi protettivi.

Il ruolo del gene APOE

Il gene APOE regola il modo in cui i grassi e il colesterolo vengono elaborati nel cervello. Gli esseri umani ereditano una delle tre varianti comuni: ε2, ε3 o ε4. La variante ε4 aumenta significativamente il rischio di Alzheimer ad esordio tardivo, mentre la variante ε3 è considerata neutra. Tuttavia, la variante ε2 sembra fornire una protezione considerevole. Non si tratta solo di evitare la malattia; migliora attivamente la resilienza del cervello modulando le risposte infiammatorie e promuovendo una sana funzione neuronale.

Prove da studi su larga scala

Ampi studi genetici dimostrano che essere portatori di almeno una copia del gene APOE -ε2 dimezza il rischio di Alzheimer. Due copie possono ridurre ulteriormente il rischio. Il gene non si limita a ritardare l’insorgenza della malattia; rallenta il deterioramento cognitivo una volta iniziato. Una recente analisi dei dati dell’Alzheimer’s Disease Sequencing Project Phenotype Harmonization Consortium, che ha coinvolto oltre 18.000 partecipanti, ha scoperto che i “Super Agers” – individui sopra gli 80 anni con prestazioni di memoria paragonabili a persone sui 50 anni – avevano il 68% in meno di probabilità di portare la variante ε4 rispetto a quelli con Alzheimer. Sorprendentemente, i Super Agers avevano il 28% in più di probabilità di portare la variante ε2 rispetto ai partecipanti medi e il 103% in più di probabilità rispetto a quelli con diagnosi di Alzheimer.

Implicazioni per le terapie future

Questi risultati aumentano la possibilità di sviluppare terapie per imitare gli effetti protettivi della variante ε2. I ricercatori stanno esplorando la terapia genica, le piccole molecole e tecniche più ampie di modulazione dell’espressione genica. Anche se questi rimangono in gran parte in fasi precliniche, la scoperta della resistenza genetica naturale offre una reale speranza di estendere la chiarezza cognitiva e l’indipendenza fino alla vecchiaia.

Lo studio dei Super Agers non riguarda solo la comprensione della vulnerabilità; si tratta di identificare modelli biologici di resilienza che possono essere sfruttati per migliorare la salute del cervello per una popolazione più ampia.

Questa ricerca sottolinea che mentre lo stile di vita e i fattori ambientali svolgono un ruolo, la genetica può influenzare in modo significativo la longevità cognitiva. L’indagine in corso su questi geni protettivi è promettente per un futuro in cui mantenere una mente acuta fino all’età avanzata diventerà più realizzabile.